Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/107

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SOPRA DANTE 99

milmente molte ne prese e disfece: ma quasi tutte fuori che Modona, per la quale passò col suo esercito, e per i meriti de’ preghi di san Gimignano, il quale allora era vescovo di quella, non la vide infino a tanto che fuori ne fu, nè egli nè alcun de’ suoi; per la qual cosa, avendo riguardo al miracolo, la lasciò stare senza alcuna molestia farle. Similmente passò in Toscana, e in quella molte ne consumò; e tra esse scrive alcuno, con tradimento prese Firenze e quella disfece. Scrive nondimeno Paolo Diacono, che avendo Attila rubate e guaste più città in Romagna, e avendo il campo suo posto in quella parte dove il Mencio mette in Po, e quivi stesse intra due, se egli dovesse andare verso Roma, o se egli se ne dovesse astenere, non già per amore nè per reverenza della città, la quale egli aveva in odio, ma per paura dello esemplo del re Alarico, il quale andatovi, e presa la città, poco appresso morì: avvenne che Leone papa santissimo uomo, il quale in que’ tempi presedeva al papato, personalmente venne a lui, e ciò che egli addomandò ottenne: di che maravigliandosi i baroni d’Attila il domandarono, perchè oltre al costume suo usato gli avea tanta reverenza fatta, e oltre a ciò, concedutogli ciò che addomandato avea: a’ quali Attila rispose, sè non avere la persona del papa temuta, ma un altro uomo, il quale allato a lui in abito sacerdotale avea veduto, uomo venerabile molto e da temere, il quale aveva in mano un coltello ignudo, e minacciavalo d’ucciderlo se egli non facesse quello che ’l papa gli domandasse, Così adunque repressa la rabbia e l’impeto d’Attila,