Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/206

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198 COMENTO DEL BOCCACCI

appresso intende l’autore per Istige, il quale è interpetrato tristizia, quello che il misero peccatore, avendo per le sue iniquità perduta l’allegrezza di vita eterna, abbia acquistato, che è tristizia perpetua; perciocchè come l’uom si vede perdere, dove estimava o dove gli bisognava di guadagnare, incontanente s’attrista: ma perciocchè la tristizia non è termine finale della miseria del dannato, seguita il terzo fiume chiamato Flegetonte, il quale è interpetrato ardente; volendo per questo ardore darne l’autore ad intendere, che poichè il peccatore è divenuto nella tristizia della sua perdizione, incontanente diviene nell’ardore della gravità de’ supplicii, i quali con tanta angoscia il cuocono, e cruciano e faticano, che esso incontanente diviene nel quarto fiume, cioè nel Cocito, il quale è interpetrato pianto; perciocchè trafiggendo l’ardore delle pene eternali alcuno, esso incontanente comincia a piagnere, e a dolersi e a rammaricarsi: e questo pianto non è a tempo, anzi siccome lo stagno mai non si muove, così questo pianto infernale mai non si muove, siccome quello che dee in perpetuo perseverare; e così dal cominciamento del mondo, insino a questo dì, dalle malvage operazion degli uomini si cominciarono questi quattro miseri accidenti, i quali in forma di quattro fiumi descrive, per i quali l’abbondanza delle miserie delle pene infernali, e de’ ricevitori di quelle, sono non solamente perseverate, ma aumentate, e continuamente s’aumentano, e stanno e staranno infino a tanto che la presente vita persevererà.