Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/213

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SOPRA DANTE 205

parole superiori non era compiuto, e dice, Ritorna indietro, eragli per avventura alquanto innanzi l’autore, e perciò il prega che ritorni, e lascia andar la traccia, di queste anime, le quali tutte ti riguardano, le quali forse l’autore con più studioso passo seguitava per conoscerne alcuna, e per domandare degli altri che a quella pena eran dannati.

Io dissi lui: quanto posso ven preco,

che noi siamo alquanto insieme:

E se volete che con voi m’asseggia,

cioè ristea, Farol se piace a costui, cioè a Virgilio che vo seco, come con mia guida e maestro. O figliuol, disse, ser Brunetto, qual di questa greggia, cioè di questa brigata,

S’arresta punto, giace poi cent’anni

Senza arrostarsi, quando, supple, avviene che, il fuoco il feggia, cioè il ferisca.

Pero va’ oltre: io ti verrò a’ panni,

cioè appressò, E poi, che io avrò alquanto ragionato teco, raggiugnerò la mia masnada, cioè questa brigata, con la quale al presente sono, e

Che va piangendo i suoi eterni danni,

cioè il suo perpetuo tormento.

Io non osava scender della strada,

cioè dell’argine, Per andar par di lui; e la ragione era, perchè egli si sarebbe cotto, se al pari di lui fosse disceso; ma’l capo chino Tenea, verso di lui, com’, il tiene, uom che reverente vada, appresso ad alcuno venerabile uomo.

El cominciò: qual fortuna, o destino,

vogliono alcuni che destino sia alcuna cosa previsa o