Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/225

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SOPRA DANTE 217

cioè non mi riprenda, se per avventura alcuna ingiuria più pazientemente che ’l convenevole sostenessi, Ch’alla fortuna, cioè a’ casi sopravvegnenti, come vuol, son presto, a ricevere e a sostenere.

Non è nuova agli orecchi miei tale arra,

cioè tale annunzio, quale è quello il quale mi fate, perciocchè da Ciacco e da messer Farinata m è stato predetto:

Però giri fortuna la sua ruota,

cioè faccia il suo uficio di permutare gli onori e gli stati,

Come le piace, e ’l villan la sua marra.

Queste parole dice per quello che ser Brunetto gli ha detto de’ Fiesolani, che contro a lui deono adoperare, i quali qui descrive in persona di villani, cioè d’uomini non cittadini ma di villa: e in quanto dice, la sua marra, intende che essi Fiesolani, come piace loro il lor malvagio esercizio adoperino, come il villano adopera la marra,

Lo mio maestro allora in su la gota,

cioè in su la parte,

Destra si volse ’ndietro, e riguardommi;

Poi disse: bene ascolta, cioè non invano ascolta, chi la nota, con effetto, la parola la quale tu al presente dicesti cioè, giri fortuna, come le piace ec. volendo per questo confortarlo a dover così fare, come esso dice di fare. Nè per tanto di men, cioè perchè Virgilio così dicesse, parlando vommi,

Con ser Brunetto, e dimando chi sono

Li suoi compagni, co’ quali egli poco avanti andava, più noti, a lui, e più sommi, per fama.