Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/226

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218 COMENTO DEL BOCCACCI

Ed egli a me: saper d’alcuno è buono;

e fagli ser Brunetto questa risposta alla domanda che l’autore fece dicendo, e più sommi, quasi voglia ser Brunetto dire, siccome assai bene appare appresso, se io ti volessi dire i più sommi, sarebbe troppo lungo, perciocchè tutti furono uomini di nome e famosi: e detto d’alcuno,

Degli altri fia laudevole tacerci,

volendo forse per questo dire, egli v’ha sì fatti uomini, che lo infamargli di così vituperevole peccato, come questo è, e per lo qual dannati sono, potrebbe esser nocivo; e se non per loro, per coloro i quali di loro son rimasi, comechè egli altra ragione n’assegni perchè sia laudevole il tacersi, dicendo, Che ’l tempo, che conceduto m’è a star teco, saria corto, piccolo o breve, a tanto suono, cioè a così lungo ragionare, come ragionando di costoro si converrebbe fare. E questo detto, prima gli dice in generale chi essi sono, poi discende a nominarne alcuno in particulare, e dice, In somma, cioè su brevità, sappi che tutti fur cherci,

E letterati grandi e di gran fama,

D’un peccato medesmo, cioè di soddomia, al mondo lerci, cioè brutti. Pare adunque per queste parole, i cherici e gli scienziati essere maculati di questo male; il che puote avvenire l’aver più destro, e con minor biasimo del mescolarsi in questa bruttura col sesso mascolino, che col femminino; conciosiacosachè l’usanza de’ giovani non paia disdlcevole a qualunque onesto uomo, ove quella delle femmine è abominevole molto: e per questo comodo, questi