Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/227

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SOPRA DANTE 219

cosi fatti uomini, cherici e letterati, più in quel peccato caggiono, che per altro appetito non farebbono.

Priscian sen va con quella turba grama,

cioè dolente: fu Prisciano della città di Cesarea, di Cappadocia, secondochè ad alcun piace, e grandissimo filosofo e sommo grammatico; il quale venuto a dimorare a Roma, ad istanza di Giuliano Apostata compose in grammatica due notabili libri; nell’uno trattò diffusamente e bene delle parti dell’orazione, nell’altro su brevità trattò delle costruzioni. Non lessi mai nè udi’ che esso di tal peccato fosse peccatore, ma io estimo abbia qui voluto porre lui, acciocchè per lui s’intendano coloro i quali la sua dottrina insegnano, del qual male la maggior parte si crede che sia maculata; perciocchè il più hanno gli scolari giovani, e per l’età temorosi e ubbidienti, cosí a’ disonesti come agli onesti comandamenti dei lor maestri, e per questo comodo si crede che spesse volte incappino in questa colpa,

E Francesco d’Accorso anco; e vedervi,

tra loro avresti potuto,

S’avessi avuto di tal tigna brama,

cioè desiderio (Messer Francesco fu figliuolo di messer Accorso, amenduni Fiorentini, e amenduni grandissimi e famosi dottori in legge, intantochè messer Accorso chiosò tutto corpo di ragion civile; e furon le sue chiose tanto accette, che elle si posono, e sono e ancora s’usano per chiose ordinarie nel codice e negli altri libri legali: e questo messer Francesco mentre visse sempre lesse ordinariamente in Bologna,