Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/27

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SOPRA DANTE 19

tra gli altri epicurii, M’avevan di costui, che mi parlava, già detto il nome, cioè m’avevan fatto conoscere chi egli era: Però fu la risposta, mia a lui, così piena, senza mostrare in alcuna cosa di non intenderlo. È qui adunque da sapere che costui, il quale qui parla con l’autore, fu un cavalier fiorentino chiamato messer Cavalcante de’ Cavalcanti, leggiadro e netto cavaliere, e seguì l’opinion d’Epicuro, e non credette che l’anima dopo la morte del corpo vivesse, e che il nostro sommo bene fosse ne’ diletti carnali; e per questo siccome eretico è dannato. E fu questo cavaliere padre di Guido Cavalcanti, uomo costumatissimo, e ricco, e d’alto ingegno; e seppe molte leggiadre cose fare, meglio che alcun nostro cittadino: e oltre a ciò fu nel suo tempo reputato ottimo loico e buon filosofo, e fu singularissimo amico dell’autore, siccome esso medesimo mostra nella sua Vita nuova, e fu buon dicitore in rima: ma perciocchè la filosofia gli pareva, siccome ella è, da molto più che la poesia, ebbe a sdegno Virgilio e gli altri poeti. E perciocchè messer Cavalcante conosceva l’ingegno del figliuolo, e la singulare usanza la quale con l’autore avea, riconosciuto prestamente l’autore, senza alcuna premessione d’altre parole, nella prima giunta gli fece la domanda che di sopra si disse. Poi seguita l’autore e dice, che attristatosi messer Cavalcante per la risposta udita,

Di subito drizzato, gridò: come

Dicesti, egli ebbe! il che si suol dire delle persone