Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/28

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20 COMENTO DEL BOCCACCI

passate di questa vita, e però segue: non viv’egli ancora?

Non fiere gli occhi suoi lo dolce lome?

del sole, perciocchè gli occhi de’ morti non sono quanto i corporali feriti, cioè illuminati da alcun lume. Quando s’accorse, aspettando, d’alcuna dimora

Ch’io faceva dinanzi alla risposta,

cioè non rispondea così subitamente, Supin ricadde. segno di pena è il cader supino, la quale assai bene si può comprendere essergli venuta, estimando che il figliuolo fosse morto, poichè l’autore non gli rispondea cosi tosto; perciocchè gli uomini sogliono soprastare alla risposta, quando la conoscono dovere esser tale, che ella non debba piacere a colui che ha fatta la domanda, e più non parve fuora. Puossi nelle predette cose comprendere quanto sia l’amor de’ padri ne’ figliuoli, quando veggiamo che in tanta afflizione, in quanta i dannati sono, essi non gli dimenticano, e accumulano la pena loro quando di loro odono o suspicano alcuna cosa avversa. Ma quell’altro magnanimo. Qui comincia la quinta particella della terza del presente canto, nella quale poichè l’autore ha mostrato, come quello spirito, il quale s’era in ginocchie levato, era nella sepoltura ricaduto, ne dice come messer Farinata, continuando le sue parole, gli annunzia alcuna cosa di sua vita futura: dice adunque: Ma quell’altro magnanimo, cioè messer Farinata, a cui posta, cioè a cui richiesta, Restato m’era, in quel luogo, non