Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/33

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SOPRA DANTE 25

quel che si fece; vogliendo per questo intendere, che il comune di Firenze, il quale il teneva fuori di casa sua, gli dava giusta cagione d’adoperare ciò che per lui si poteva, per dover tornare in casa sua: poi segue,

Ma fu’io sol colà dove sofferto,

cioè acconsentito, Fu per ciascun, Fiorentino, che a quello ragionamento si trovò, di torre via Fiorenza, cioè di disfarla,

Colui che la difesi a viso aperto,

che essa non fosse disfatta: volendo per questo atto dire, che egli e’ suoi dovrebbono sempre esser cari e a grado al comun di Firenze, più che alcuni altri cittadini. È il vero, che poichè i ghibellini furono tornati in Firenze per la sconfitta ricevuta a Monteaperti, e i guelfi partitisi di quella, si ragunarono ad Empoli ambasciadori e sindachi di tutte le terre ghibelline di Toscana, e molli altri nobili uomini ghibellini, e così ancora più gran cittadini di Firenze, per dover riformare lo stato di parte ghibellina, e far lega e compagnia insieme a dover contrastare a chiunque contro a quella volesse adoperare: e tra l’altre cose che in quello ragunamento furono in bene di parte ghibellina ragionate, fu che la città di Firenze si disfacesse, e recassesi a borghi, acciocchè ogni speranza si togliesse a’ guelfi di mai dovervi ritornare: e ciò era generalmente per tutti consentito, e ancora per i Fiorentini che v’erano, fuor solamente per uno; e questi fu messer Farinata, il quale levatosi ritto, con molte ornate parole conIradisse a questo dicendo nella fine di quelle, che se