Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/11

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vii

servare qualche periodo duro, o intralciato, e anche scorretto, che aggiungere o variare cosa alcuna a proprio capriccio. Questo religioso sistema di inserire nella stampa le voci tutte come furono dettate originalmente, non è applicabile al modo col quale si trovano scritte, giacchè ognun sa che gli antichi non conoscevano l’ortografia, e i nostri buoni scrittori toscani pronunziavano bene, ma scrivevano male, e lo stesso vediamo tuttora accadere delle persone men culte: onde è chiaro convenire che è dovere del diligente editore di addirizzare quelle voci che si trovano erroneamente scritte, e di soccorrere la scrittura col miglior sistema ortografico, che sarà sempre quello i cui segni agevolano l’intelligenza del testo.

Non mi occuperò a fare una storia delle antiche e rarissime edizioni della Teseide del Boccaccio per amore di brevità, ma parlerò soltanto dell’ultima eseguita in Milano per il Silvestri nel 1819. Questa edizione fu fatta seguendo esclusivamente la lezione di un codice già appartenuto al conte Camposampiero, il quale ne aveva tratta copia, e confrontatala con altro testo a penna del Sec. XIV. derivante da Ravenna, e con l’edizione di Ferrara del 1475. Questa copia del Camposampiero fu offerta all’editore Silvestri dal dottissimo Sig. Ab. Daniel Francesconi, bibliotecario dell’I.R. Università di Padova, e l’editore si accinse a stamparla, deliberando, com’egli dice, di corredarla delle varie lezioni dell’edizioni e de’ testi a penna, ma l’opera riuscendo di troppa mole, fece la risoluzione di darla finalmente fuori tale quale stava nella copia del codice Cam-