Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/111

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LIBRO TERZO 93


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Quando la bella Emilia giovinetta,
     A ciò tirata da propria natura,
     Non che d’amore alcun fosse costretta,
     Ogni mattina venuta ad un’ora
     In un giardin se n’entrava soletta,
     Ch’allato alla sua camera dimora
     Faceva, e in giubba e scalza gía cantando
     Amorose canzon, sè diportando.

9


E questa vita più giorni tenendo
     La giovinetta semplicetta e bella,
     Colla candida man talor cogliendo
     D’in sulla spina la rosa novella,
     E poi con quella più fior congiugnendo
     Al biondo capo facie ghirlandella:
     Avvenne cosa nuova una mattina
     Per la bellezza di questa fantina.

10


Un bel mattin ch’ella si fu levata,
     E’ biondi crini avvolti alla sua testa,
     Discese nel giardin com’era usata;
     Quivi cantando e facendosi festa,
     Con molti fior sull’erbetta assettata
     Faceva sua ghirlanda lieta e presta,
     Sempre cantando be’ versi d’amore
     Con angelica voce e lieto core.