Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/125

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LIBRO TERZO 107


50


Arcita era assai grande, ma sottile,
     Non di soperchio, e di sembianza lieta,
     Bianco e vermiglio com’ rosa d’aprile;
     E’ cape’ biondi e crespi, e mansueta
     Struttura aveva ed abito gentile:
     Gli occhi avea belli e guardatura queta:
     Ma gran coraggio nel parlar mostrava,
     E destro e vispo assai a chi ’l [mirava]Fonte/commento: OPAL.

51


Conobbe Peritoo nel lor venire
     Arcita, e ’ncontro gli si fu levato,
     Ed abbracciollo, e cominciógli a dire:
     O caro amico, come se’ tu stato
     Qui tanto senza farlomi sentire?
     Che l’uscir di prigion t’avrei impetrato:
     Malgrado n’abbi tu, che ti sta bene
     L’aver avute queste e maggior pene.

52


Poi si volse a Teseo suo caro amico,
     Dicendo: se giammai per mio amore
     Nulla facesti, quel ch’ora ti dico
     Ti prego facci, dolce mio signore,
     Che questo Arcita, mio compagno antico,
     Facci che di pregione egli esca fuore,
     I’ ten sarò tutto tempo tenuto,
     Ed egli in ciò che per te fia voluto.