Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/126

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108 LA TESEIDE


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Teseo rispose: dolce amico caro,
     Ciò che tu mi domandi sarà fatto;
     Ma odi come, e non ti sia discaro:
     Il trarrò di pregion con questo patto,
     Che nel mio regno non faccia riparo,
     Nè ci venga giammai per nessun atto:
     Ch’i’ l’ho disfatto e tenuto pregione,
     Perchè a dritto di lui ho sospezione.

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S’i’ ce l’ prendessi gli farò tagliare
     La testa senza fallo immantenente:
     Però, se vuole tal patto pigliare,
     Vada dove gli piace di presente,
     Per lo tuo amor che lo mi fai lasciare,
     Che altrimenti mai, al suo vivente,
     Uscito non saria di prigionia,
     Ben lo ti giuro per la fede mia.

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Peritoo disse: e io voglio che ’l faccia;
     E te ringrazio di cotanto dono.
     E tosto i ferri da’ piè gli dislaccia,
     E libero lui lascia in abbandono.
     Arcita s’inginocchia, e sì lo abbraccia,
     Dicendo: Peritoo, dovunque i’ sono
     Son tutto tuo, e ciò ch’io posso fare,
     Sol che ti piaccia a me di comandare.