Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/153

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LIBRO QUARTO 135


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E benchè angoscia trasformato m’abbia
     Il nuovo nome, di ciò ch’io solea
     Altra volta esser la smarrita labbia
     Prego mi serbi, o nuova in me la crea:
     Sotto la qual coverta la mia rabbia
     Vedendo Emilia, contento mi stea:
     Ed a servir Teseo sia ricevuto,
     Senza mai esser lì riconosciuto.

48


Se ciò mi fai, ed io sia rivestito
     Giammai del mio, siccome tu se’ degno
     T’onorerò. Ed egli fu esaudito
     D’ogni suo prego, e conobbene segno:
     Perchè del tempio tosto dipartito,
     A fornir sua intenzion pose l’ingegno:
     Poi si pensò come fatto venisse
     Ch’esser potesse che Teseo servisse.

49


Com’egli avea con seco immaginato,
     Così l’immaginar seguì l’effetto;
     E s’egli avesse a lingua domandato,
     Non gli sarie sì ben venuto detto;
     Perocch’e’ fu con Teseo allogato,
     Nè fu dell’esser suo preso sospetto,
     Nè domandato fu chi fosse o d’onde,
     Così le cose gli andaron seconde.