Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/237

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LIBRO SETTIMO 219


23


Ma pure Arcita ne’ templi di Marte,
     Poscia ch’egli ebbe gli altri visitati,
     E dati fuochi e incensi in ogni parte,
     Si ritornò, e quegli illuminati
     Più ch’altri assai e con più solenn’arte,
     E di liquor sommissimi rorati,
     Con cuor divoto tale orazïone
     A Marte fece con gran divozione.

24


O forte Iddio, che ne’ regni nevosi
     Bistonii servi le tue sacre case,
     Ne’ luoghi al sol nemici e tenebrosi,
     Delli tuoi ingegni piene, pe’ qua’ rase
     D’ardir le fronti furo agli orgogliosi
     Fi’ della Terra, allorchè ognun rimase
     Di morte freddo in sul suol, per le prove
     Fatte da te e dal tuo padre Giove;

25


Se per alto valor la mia etade,
     E le mie forze meritan che io
     De’ tuoi sia detto, per quella pietade
     Ch’ebbe Nettuno, allor che con disio
     Di Citerea usavi la biltade,
     Rinchiuso da Vulcano, ad ogni Iddio
     Fatto palese; umilmente ti prego
     Che alli miei preghi tu non facci niego,