Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/292

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274 LA TESEIDE


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D’intorno a loro era la pressa molta,
     Chi per pigliare e chi per ritenere;
     E sì di gente e d’arme v’era folta,
     Che fu più volte loro in dispiacere:
     E ciascun si provò più ch’una volta
     Di levarsi, ma non v’era il potere,
     Laonde il meglio che essi potieno
     Dalli menati colpi si coprieno.

42


Era lì Sifil di Menelao monte,
     E ’l forte Menfis nato in Cinosura;
     E d’Azan v’era il fiero Ginodonte,
     E di Partenio con vista sicura
     V’era Bricol, e con ardita fronte
     Creton vi stava, che giammai paura
     Non si crede che avesse; ed il Nifeo
     Nurilo, ed anche Trofilo Tegeo.

43


Questi volean Sicheo del tutto preso,
     Ed in ciò si sforzavan; ma e’ v’era
     Ben gente, dalla quale e’ fu difeso:
     Quivi Plessippo e Tosseno con fiera
     Vista si videro, ed Acasto acceso
     Di mal talento, il quale in tal maniera
     Croton, tegnente allor Sicheo, ferìo,
     Che morto a’ piè tramortito gli gìo.