Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/309

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LIBRO OTTAVO 291


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Egli avie seco li prigion chiamati,
     E de’ lor casi con lor si dolea;
     E come volle quivi disarmati
     Seco ciascun reverente sedea,
     Tenendo dell’affar diversi piati;
     Chi questi, e chi quegli altri difendea,
     Ma tututti dicean che alcun vantaggio
     Non vi vedean, ma eran d’un paraggio.

93


Ippolita con animo virile
     La doppia turba attenta rimirava:
     Nè già fra sè ne teneva alcun vile,
     Anzi d’alta prodezza gli lodava;
     E s’egli avesse il suo Teseo gentile
     Voluto, arme portarvi disiava,
     Tanto sentiva ancora di valore
     Di quella donna il magnifico core.

94


Emilia rimirava similmente,
     E conosceva ben fra gli altri Arcita,
     E Palemone ancora combattente;
     Ed attonita quasi ed ismarrita
     Fiso mirava quella marzial gente:
     E quante volte vedea dar fedita
     A nullo, o che e’ fosse in terra miso,
     Tante color cangiava il chiaro viso.