Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/327

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LIBRO NONO 309


11


Oimè dogliosa, in sè trista dicendo,
     Quanto la mia felicitade è brieve
     Istata, questo caso ora vedendo;
     E benchè il pensier mi fosse grieve,
     E’ pur m’andava dentro al cor dicendo
     Ch’i’ non poteva con fatica lieve
     D’amor passar più che passar si soglia
     Per gli altri ch’han provata la sua doglia.

12


Ora conosco ciò che volea dire
     Bellona sanguinosa, che davanti
     Oggi m’è stata, senza dipartire,
     Con atti fieri e morte minaccianti,
     Quasi i’ dovessi li danni partire
     Che si fesson tra loro i due amanti:
     E detto questo, sì ’l dolor la vinse,
     Ch’errando fuor di sè tutta si tinse.

13


El fu subitamenie disarmato,
     Ed il palido viso pianamente
     Con acqua fredda lì gli fu bagnato,
     Onde si risentì subitamente:
     E molto fu da’ suoi riconfortato;
     Ma parlar non poteva ancor niente,
     Sì gli avea il petto il suo arcion premuto,
     Mentre il cavallo addosso gli era suto.