Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/344

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326 LA TESEIDE


62


Gli altri che non curavan di riposo
     Tornaro a corte con fronte cangiata,
     E insieme si rivider con gioioso
     Aspetto, come se fra loro stata
     Non fosse il dì battaglia, e grazïoso
     Sollazzo insieme ciascuna brigata
     Faceva quivi, per amor d’Arcita,
     Che si desse conforto e buona vita.

63


Andonne adunque preso Palemone
     Con tristo aspetto molto umilemente
     Ad Emilia davanti, e ginocchione,
     Con boce e con sembianza assai dolente,
     Disse: madonna, i’ son vostro prigione,
     E sono stato continovamente
     Poich’io vi vidi; fate che vi piace
     Di me, che mai non spero sentir pace.

64


Poichè m’hanno gl’iddii tolta vittoria,
     E voi insieme, in questo dì meschino,
     Troppo mi fia la morte maggior gloria
     Che per lo mondo più viver tapino:
     Perch’io vi prego (se di voi memoria
     Eterna di ben duri, e d’amor fino)
     Dannate me senza indugio alla morte,
     Ch’io la disio, vie più che vita, forte.