Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/428

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410 LA TESEIDE


20


Poscia che Teseo tacque, confermate
     Fur le parole sue per molti allora,
     E con più detti allor fortificate;
     Ma Palemon pur tacito dimora,
     E fortemente gli sarebber grate,
     Se pubblica vergogna che l’accora
     Non contrastasse: e dopo molto stare
     Disse così, veggendosi aspettare:

21


Caro signor, da me più degnamente
     Che la mia vita amato, manifesto
     Conosco vero il vostro dir presente,
     E possibile ancor con tutto questo;
     Benchè sia assai rado contingente
     Poter cacciar dal cor caso molesto
     Con allegrezza: e però questo fia
     Quando a Dio piacerà, che n’ha balía.

22


Ma in quanto voi dite che ad effetto
     Volete vada quel che fu lasciato
     Da Arcita nel suo ultimo detto,
     Così vi dico, che se postergato
     Fosse il dover da me, ed il diletto
     Proposto, già ve ne averei pregato;
     Perocchè al mondo non fu cosa mai
     Che io amassi cotanto od assai.