Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/434

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416 LA TESEIDE


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Allor Teseo ad Emilia voltato,
     La quale in tra le donne sospirava
     Dolente molto col capo chinato,
     E le parole tututte ascoltava,
     Con animo di nulla ancor piegato,
     Tanto più duol che altro l’ansïava:
     A cui el disse: Emilia, hai tu udito:
     Quel che io vo’ farai che sia fornito,

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A questa voce tutta lagrimosa
     Levò Emilia la testa, dicendo:
     Caro signore, e’ non è nulla cosa
     Ch’io non faccia, te voler sentendo:
     Ma per l’amor che tu alla pietosa
     Ombra d’Arcita porti, ancor sedendo
     M’ascolta un poco; e poi, se tu vorrai,
     Io farò ciò che comandato m’hai.

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Siccome aver tu puoi udito dire,
     Tutte le donne scitiche botate
     Furo a Dïana allora che in disire
     Ebber primeramente libertate,
     E tu sai ben quel ch’è contravvenire,
     E non servare alla sua deitate
     Le cose a lei promesse: chè vendetta
     Subita fa, qual sa quel che l’aspetta.