Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/184

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14 a m. pino de’ rossi

nome meritasse di essere tra gli eccellenti uomini detti di sopra, e tra molti altri che feciono il somigliante, nomato, io direi per quel medesimo avere Firenze lasciata, e dimorare a Certaldo; aggiugnendovi che dove la mia povertà il patisse, tanto lontano me n’andrei, che come la loro iniquità non veggio, così udirla non potessi giammai.

Ma tempo è omai da procedere alquanto più oltra. Diranno alcuni che perchè in ogni luogo della terra si levi il sole, non in ogni parte i cari amici i parenti i vicini, co’ quali e rallegrarsi nelle prosperità, e nelle avversità condolersi gli uomini sogliono trovarsi. Dico che degli amici è difficil cosa, degli altri è fanciullesca cosa il curarsi. Ma perciocchè molto sono più rade le amistà che molti non credono, non è d’aver discaro avere almeno in tutta la vita dell’uomo uno accidente, per lo quale i veri da’ fittizii si conoscano. Se quel furore che in Oreste venne non fosse venuto, nè egli nè altri per solo suo amico Pilade avria conosciuto. E se la guerra de’ Lapiti non fosse surta a Peritoo, sempre averebbe stimato d’aver molti amici, dove in quella solo Teseo si trovò senza più. Eurialo caduto nelle insidie de’ cavalieri di Turno, innanzi alla sua morte s’accorse quello essergli Niso che nelle prosperità dimostrava. Adunque come il paragone l’oro, così l’avversità dimostra chi è amico. Havvi adunque la fortuna in parte posto, che discernere potete quello che ancora non poteste giammai vedere, chi è amico di voi, e chi era del vostro stato; il che vi dee essere molto più caro, che discaro l’essere da loro sepa-