Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/189

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lettera 19

rissimo patrimonio fu da’ cittadini avuta e osservata la povertà; e così come le ricchezze colle lor morbidezze per le private case cominciarono ad entrare, a diminuire cominciò, e come l’avarizia venne crescendo, così quello di male in peggio venendo, nella ruina venne che al presente veggiamo, che è in nome alcuna cosa, e in esistenza niuna. Che adunque a sostenimento dell’onore adoperano le ricchezze, che la povertà non faccia molto più innanzi? quelle niente, questa molto. Le ricchezze dipingono l’uomo, e con i lor colori cuoprono e nascondono non solamente i difetti del corpo, ma ancora quelli dell’anima, che è molto peggio. La povertà nuda e discoperta, cacciata l’ipocrisia sè medesima manifesta, e fa che dagl’intendenti sia la virtù onorata, e non gli ornamenti. E perciò se quello sete che già è buon tempo reputato v’ho, molto maggiore onore vi fia per l’avvenire una grossa cottardita e povera, che i cari drappi e’ vaii non hanno fatto per lo passato.

Conceduto questo, si dirà, l’onore non nutricar la famiglia, non maritar le figliuole, non sostentare delle cose opportune la moglie. Rigida risposta agli odierni costumi, ma vera e utile cade a cotale opposizione. Ne’ primi secoli quando ancora la innocenza abitava nel mondo, le ghiande cacciavano la fame, e i fiumi la sete degli uomini, de’ quali discesi noi siamo: le quali cose come che oggi del tutto si schifino, non cessa ch’elle non possano chiarissima dimostrazione fare, che di piccolissime e poche cose sia la natura contenta. I romani eserciti sotto l’armi, e per