Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/199

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lettera 29

vicine in un medesimo errore coi cittadini sono, e la generale opinione, quantunque falsa sia, in luogo di verità è avuta, e così avviene che io senza colpa oltre al danno ho la vergogna; il che non so se io mel consenta, ma cotanto in questo di dire mi piace. Niuno meglio di voi sa il vero di quello che si dice, e se innocente vi conoscete, assai basta alla vostra quiete; nè più fa a voi quello che altri di voi si creda, che faccia ad altrui quello che voi meno che giustamente ne crediate. In niuna parte per l’altrui credere si turba la quiete del savio. Assai avete in questo, se con pura coscienza a chiunque ve l’appone potete negare ciò esser vero, e dovete molto più essere contento che in così fatta parte piuttosto falsamente di voi si stimi che se fosse ragionevolmente creduto. Perciocchè per niun’altra cagione Socrate, dell’umana sapienza certissimo tempio, bevendo il veleno, le lagrime di Santippa sua moglie riprese, se non perchè essa in quelle si doleva lui a torto bere il mortal beveraggio, quasi volesse, se a ragione bevuto l’avesse, lei dover dolersene, e per contrario bevendolo a torto, non doversi dolere. Perchè passato questo primo empito, da rivocare è la smarrita virtù, e nel suo luogo con più utile consiglio rimenar la partita quiete, e con l’opere per lo innanzi far sì, che ciascuno che meno che giustamente ha creduto o crede, sè medesimo facendo mentitore se ne penta.

E dove le ragioni predette non vi paressero bastevoli, recatevi almeno a questo; che quello che molti migliori di voi già e’ soffersero non sia vergogna a voi di sofferire. Scipione Affricano, del quale quanto più