Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/201

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lettera 31

quale fu Dio e uomo, sofferse, non vi dovrà in questa parte parer duro a sofferire. E manifestissima cosa è che lui veracissimo maestro, alcuni il chiamarono seduttore, ed altri, essendo egli Figliuolo di Dio, ministro il chiamarono del diavolo, e molti furono che dissero lui esser mago, la sua deità negando del tutto. E se di costui, che era ed è luce che illumina ciascun uomo che nel mondo vive, tanti conviciatori si trovarono, non si dee alcun uomo, quantunque giustamente e santamente viva, maravigliare nè impazientemente portare, se trova chi la sua fama e le sue opere con soprannome ignominioso s’ingegna di violare o di macchiare. Seguitino, come già dissi, l’opere vostre contrarie al cognome, e sforzinsi i maldicenti quanto vogliono: egli non solamente non procederà, ma quello che è proceduto come se stato non fosse in niente si dissolverà di leggieri.

E acciocchè ad alcuna conclusione vengano le mie parole, gli argomenti e’ conforti, dico, che persuadere vi dovete voi essere in casa vostra, poichè universale città di tutti è tutto il mondo; e quante volte le cose opportune alla natura avervi trovate, non povero, ma secondo natura ricco vi stimiate; e la vecchiezza come sperimentata negli affanni e piena di utili consigli avere più che la strabocchevole giovanezza cara, e massimamente in questo caso, senza rammaricarvi della corpulenza, aggiugnitrice a quella di gravità veneranda; e così i figliuoli apparecchiativi per bastone, dove forze mancassero alla vecchiezza: e come compagna di tutte le fatiche la moglie, non superflua o noiosa, ma utile giudica-