Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/299

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l’mmutabile verità nel vangelio testifichi niuno aver carità maggiore di chi dia pe’ proprii amici la vita. Per tali considerazioni adunque più volte mi ritenni da scriverti, avendo non una sola volta pensato di farti ammonito con lettere mie.

Ma che più dilungherommi in parole? mi contristai pensando al peggio, che, a Dio grazie, ebbe fine, ma le illustri tue geste sussistono per durare in eterno, e giungere dopo lungo travaglio al disiato fine de’ patimenti, la pace, per cui nelle afflizioni l’anima mia teco era afflitta. Così ritornò alla tranquillità di prima, che io ti acconsento durevole, dovendo tu sempre avere a memoria qual siano pace, serenità di mente, tranquillità d’animo, semplicità di core, vincolo d’amore, consorzio di carità; questa toglie l’inimicizie, calma le guerre, comprime gli sdegni, calpesta i superbi, ama gli umili, tranquilla i discordi, concorda i nemici, e placida con tutti, non cerca il d’altrui, niente ha per suo, insegna ad amare quel che odiar non seppe, non s’inalza, non si gonfia giammai. Chi dunque l’acquista se l’abbia cara; chi non l’ha più la richieda; chi l’avrà perduta ricerchila; perche qualunque non sia trovato essere in lei e rifiutato dal padre, diseredato dal figlio, e niente meno si allontana dallo Spirito Santo, nè potrà mai all’eredità del Signore arrivare chi serbar non voglia il testimonio di pace.

Or quanto di bene trovisi in lei con retto core considera. Che se il tempo nugoloso, allo spirar