Pagina:Boetie - Il contr'uno o Della servitù volontaria.djvu/60

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46 il contr’uno

ra; che al buon volere non falla mai la fortuna. Bruto e Cassio tolsero via felicemente la servitù; ma, volendo ricondurre la libertà, perirono non indegnamente (dacchè non sarebbe egli un vituperio il dire che nella vita o nella morte di tali personaggi vi fu qualcosa d’indegno?); ma certo con gran danno, perpetua sventura, e compiuta rovina della repubblica, la quale, senza dubbio, e’ mi par che fosse sotterrata con loro. Le imprese fatte dappoi contro gli altri imperatori romani, non furono se non congiure di gente ambiziosa, che ben gli stette il mal tornatogliene in capo. Bella cosa il volere, non toglier di mezzo, ma far cadere una corona, pretendendo di cacciare il tiranno, e lasciar viva la tirannide? Anzi a questa genìa mi sarebbe rincresciuto che la gli fosse andata bene; ed ho gusto che abbian fatto vedere col loro esempio, come non va abusato il santo nome di libertà, per farne mantello a ree opere.

Ma, tornando al proposito che quasi ho smarrito, la prima ragione che gli uomini servono di buona voglia, l’è il nascere e l’esser tirati su servi: e da questa ne procede un’altra, che, sotto i tiranni, la gente diventa agevolmente vile, ed infemminisce; della qual sentenza io so altissimo grado a Ippocrate, il gran padre della medicina, che ce ne ha fatti accorti; e l’ha anche scritto in un de’ suoi libri cui egli intitola Delle Medicine. Egli aveva senza dubbio un cuore generoso, come chiaro si parve quando il grande Artaserse, volendolo tirare a sè a forza di offerte e di nobili presenti, e’ gli rispose arditamente che ci avrebbe di coscienza ad impacciarsi di risanare i barbari, i quali vogliono uccidere i Greci; e di servire tanto o quanto della sua arte coi lui che preparava catene alla Grecia. La lettera man-