Pagina:Bois - Sui confini della scienza della natura,1928.djvu/29

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separati macigni uguali ed una macchina, e perciò non c’è alcuna ragione per gli studiosi di ammettere quelle insuperabili barriere fra un territorio e l’altro, che purtroppo ha sempre viste e sempre vedrà in ogni luogo e in ogni tempo il libero pensiero umano, e che un periodo della scienza finito soltanto ai nostri giorni aveva innalzate a dogma.

È perciò un malinteso vedere nel primo apparire della vita sulla terra, o su qualsiasi altro corpo celeste, qualche cosa di sopranaturale, qualche cosa di diverso da un estremamente difficile problema meccanico. Dei due errori ai quali volevo accennare, uno è questo; ed io non considero necessario accettare dall’eternità in poi per così dire una panspermia cosmica19. Non è qui l’altro limite della conoscenza della natura; niente più qui che nella formazione dei cristalli. Se noi potessimo creare le condizioni sotto le quali sorse dapprima l’essere vivente come possiamo farlo per certi e non per tutti i cristalli, gli esseri viventi comparirebbero, secondo il principio dell’attualismo20, adesso come allora. Quand’anche però non si riuscisse mai a vedere la generazione, se essa non rispondesse alle ricerche, non sarebbe però questo un ostacolo assoluto. Se potessimo comprendere la materia e la forza, il mondo sarebbe per noi tutto comprensibile, quand’anche ci figurassimo la terra (per parlar soltanto di questa) coperta della più lussureggiante vegetazione dal cerchio smeraldino dell’equatore fino agli ultimi scogli polari grigi di licheni, indif-