Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/18

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Deh che nuovi portenti!
Sul mio primo apparir a le tue case
tu m’accogliesti appena
con un cotal sorriso,
a cui non rispondea per gli occhi il core.
Poscia ne l’abbracciarmi
con le braccia cadenti
non mi stringesti al seno, e da l’estremo
de le gelate labbra
parve cader, non iscoccare il bacio.
Indi con fioca voce
non so se pur dicesti:
— Ben vegna Clori ! —
Io non t’udii già dir, come solevi
mentre pur ti fui cara:
— Cloride, vita mia! —
Poi ti sei data a gir d’intorno errando
torbida e lagrimosa:
io ti seguo, e tu fuggí:
io ti parlo, e tu taci :
io ti miro, e tu piangi.
Si m’odii forse? o ingrata,
e che fee’io perché tu deggi odiarmi?
anzi che non fee’ io
perché tu deggi amarmi? or siam noi desse?
se’ tu Celia ed io Clori?
Celia.(O dolor che m’uccidi,
deh lasciami sol quanto
or a costei risponda,
e ? mio dolore e la mia morte asconda!)
Clori.Cosi dunque, o scortese,
nieghi a me quelle voci,
quelle che spargi al vento?
a cui fia più ch’io parli,
se tu non mi rispondi?
che fia (lassa!) di me, se tu, che sola