Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/249

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Asper equus duris contunditur ora lupatis: frena minus sentit, quisquís ad arma fach. Acrius invitos multoque ferocius urget, quam qui servilium ferre fatentur, Amor. (Ovidio, Amor., I, 2). Sarebb’ella andata al sepolcro di Leontide, alla pietra leucadia, al Ponte di Cilice, al fiume d’Acaia: avrebbevi appli- cata la polvere della mula stravvolta, la lucerta affogata, la canfora, il topazio, che so io? Avrebbe, in somma, fatto ogni rimedio per liberarsi dall’amore; ma non ne sapeva più, più non sapeva ella ormai se non morire. Si che, disperata di poter non amare, procurٍ di morire. Egli è ben vero che s’ella avesse prolungato qualche giorno, il tempo le ne avrebbe forse dato alcun altro miglior consiglio. Era di questo parer anche Serpilla, colà dove le disse: Soffri, Celia, e fia breve il tuo soffrir; brev’ora saprà mostrarti a cui donar la palma: ad Aminta od a Niso tutta al fin ti darai, e ne fia saggio consigliere il tempo. (Atto II, se. 2). Ma ella è presa nel punto della sua maggior agitazione, quando infuriata non puٍ sofferir indugio, non sa ricever con- siglio; perciٍ risponde: Ed io, perché non giunga l’ora giammai di si ’nfelice tempo, non vo’ dar tempo al tempo; vo’ prevenir con la mia morte il tempo. Quanto poi alla debolezza del cuore in Celia, no» ha dubbio ch’ella era estrema. Perocché oltre l’esser donna e giovinetta, ella non avea mai più sentita passione amorosa