Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/248

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II deporla, già per molte vie l’avea tentato, ed in vano: non le ne rimaneva speranza: ella, benché non avesse mai letto in Ovidio i remedí dell’amore, ad ogni modo avea sa- puto tentar di fargli qualche resistenza nel principio, ma non avea avuta cotanta forza che le fosse bastata: Ed io, che fin allora mai più non ebbi udita voce d’amor senz’irà, punsi il mio core, e volli destare ’neontra lor gli usati sdegni; ma, lassa, io non potei! (Atto II, se. 2). E non giovandole la resistenza, tentٍ subitamente la fuga: Repente ind’io fuggii, ma perٍ tardi, quantunque anco repente. Né men la fuga le valse, perché, portando con essalei se stessa, dovunque andava, Amor l’era sempre al fianco: Ma s’io fuggo gli amanti, non perٍ fuggo Amore: ei mi segue a la traccia de le cadenti lagrime. Fece ella in somma quanto poté per estinguerne la fiamma, per ،scuoterne il giogo, per romperne il freno; ma sempre ne divenne più ardente la fiamma, più grave il giogo, più duro il freno: che cosi ne succede a chiunque contra d’amor con estrema forza e infaticabile ostinatamente non combatte: Vidi ego iactatas mota face crescere flamtnas, et vidi nullo concutiente mori. Verbera plura ferunt, quam quos iuvat usus aratri, detractant pressi dum iuga prima boves.