Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/252

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gli amanti dall’amore. Erano popoli nelle Indie, presso i quali non veniva per legge alcuna punito colui che violava la data fede. E questo dice Sabellico {Enneades, I), non già per introdur più liberamente l’uso, pur troppo comune, della infedeltà, ma per temperar e moderare la confidenza, poiché la soverchia fidanza appunto enmadre dell’infedeltà. Né perٍ 10 infedele ne rimaneva impunito, che non gli è poca pena il non trovar chi gli creda. Cosi io parimenti. Ho dimostrato che nel regno d’Amore la infedeltà non è dannata: ho dimo- strato che si puٍ amar più d’uno, non perché più d’un n’amiate, che ciٍ pur troppo è comune, ma perché mentre intendete che si puٍ amar più d’uno, non vi confidando della lealtà d’alcuno, non ne amiate niuno. Ma, che che si sia per altro della difesa di Celia, non certo per quel ch’alia favola n’aspetta, quanto fin qui n’abbiamo detto, abbiamlo detto, non per vaghezza di sostener gli errori, se ci sono, ma per voglia d’emendarli, se si puٍ. Onde, s’al medico non dispiace che lo infermo la sua piaga, quantunque fracida e verminosa, gli mostri, poiché gli la mostra non per offender lui, ma per voglia di esserne da lui guerito, né meno avrà da parer grave ad alcuno di voi, o signori, che in questo soggetto i miei sensi, benché forse dispiacevoli ed erranti, v’abbia spiegati, poiché non per turbar la serenità della vostra intelligenza né la dirittura del fino giudicio vostro, ma solo per riceverne correggimento ho ragionato.