Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/33

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per la mia nuova fiamma
ripigliar il mio errore,
schernir la mia ’ncostanza?
S’ho d’altr’esca altro ardore,
d’altr’esca incenerita
cieco ardor senza fiamma
sol mi rimane al core;
e se ne’ miei sospiri
altro nome risuona,
nome senza soggetto,, un’ombra vana,
una spenta beltade, oimè, sospiro.
Or sol di vivo ardor ardo per Celia;
e morrٍ certo, Aminta,
se non m’aiti a ritrovarne aita.
Amin.(Lasso, mi chiede aita,
e si mi fere a morte!
Ma né pur anco il credo.) E come, e quando
ne divenisti amante?
Niso.Mentre colà ferito
i’ giacea quasi estinto,
dal grembo de la morte,
a l’aura dei sospiri,
sotto due crude stelle
(mira infausto natal!) nacque il mio amore.
Amor, figlio di morte,
somiglia la sua madre:
ancide, ed ei non muore;
ond’io morrٍ, né fia
che morto anco non ami.
Amin.(Ad un varco, ad un laccio ed in un tempo
fé’ doppia preda Amore.)
Niso.Ma, benché si t’infinga,
tu ? sai perٍ, che givi
in persona d’altrui di punto in punto
raccontando il mio mal. Non so già come
si fé’ nel mio silenzio altrui palese.
Forse, dormendo, in sogno,