Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/32

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la ferita del sen, gli ferí ? core.
Allor che lo ’nfelice
senti ? colpo mortai, richiese aita;
ma fatta ella ad un punto
di pietosa crudel, ratto fuggendo,
mai più non la rivide.
Niso.O grazioso Aminta, ed è ben forza
ch’ora fra queste braccia
mille volte io ti baci.
Amin.Che? forse dunque intendi
chi sia ? pastore amante?
Niso.E non vuoi ch’io lo’ntenda,
ancor che tu il suo nome
cosi n’adombri e taccia?
Amin.Dillo tu stesso; io certo,
vergognando per lui, par che non osi.
Niso.Io ? dirٍ; e, se vuoi, ad alta voce
l’andrٍ cantando ancora:
egli è Niso, egli è Niso!
Non arrossir per me, ch’io me ne pregio.
Tu va pur, e disciolto
dagli amorosi lacci
alza superbo il collo:
a me il mio giogo è caro.
Niso è ? pastore amante,
e Celia è, che pietosa
l’ha ferito, e crudele
ora l’ancide e fugge.
Per Celia, oimè, per Celia,
(tu ? sai, non fia ch’io ? nieghi)
per lei sospiro ed ardo.
Amin.Tu per Celia? Mi beffi.
Non farai già ch’io ? creda:
d’altr’esca è l’ardor tuo; ne’ tuoi sospiri
Altro nome risuona.
Niso.E non mi credi?
o pur vuoi con quest’arte,