Pagina:Bonvesin de la Riva - Meraviglie di Milano.djvu/7

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proprietà che nel primo ordinava si vendessero a profitto del convento dei frati minori (francescani) nè quelli lasciatigli in pegno da scolari in arretrato coi pagamenti, che destinava all’ospedale della Colombetta insieme coi danari da quelli dovutigli.

Un istrumento del 1290, pubblicato insieme ai testamenti, dimostra come il nostro Bonvesino godesse fama d’uomo devoto e generoso. I frati della Colombetta, non avendo denari per comperare un certo molino, ricorsero a lui tamquam ad hominem devotum et spetialle amicum illius domus ed ebbero quanto loro occorreva. Le sue disposizioni testamentarie confermano questa fama. Egli lasciava eredi universali de’ suoi redditi i poverelli vergognosi (pauperes verecundi), erogatari i frati della Colombetta ai quali assegnava la proprietà dei suoi beni stabili. Destinava un legato di quindici lire di terzoli al convenlo de’ frati minori di S. Francesco, ed altri legali di venti soldi fino a sette lire ai conventi dei Predicatori, degli Eremitani, di S. Maria del monte Carmelo, di S. Maria mater Domini, del terz’Ordine degli Umiliati in porta Comasina, dei frati della Penitenza, alle monache di S. Apollinare, all’ospedal nuovo dei frati di S. Maria, e al cappellano di S. Sisto in porta Ticinese, nonchè venti soldi all’anno agli Ordinari