Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/34

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Concedete a me, che venni in quest’aula quando era popolata da coloro che avevano, o col pensiero o col valore nell’esercito e nelle file garibaldine, creata l’èra nuova del Risorgimento nazionale, che vi dica che in questi miei vecchi anni sono commosso nel vedere come la fiamma che quegli uomini generosi ed insigni gettarono nel paese, non solo continui inestinguibile ma fu tale che oggi si è vividamente riaccesa e divampa nella Nazione nostra in tal guisa da non affievolirsi, ma da crescere sempre più e più ardente fino al giorno della vittoria per l’Italia e per la civiltà (Vivi applausi).

Vada ai nostri soldati . . . . . (Vivissimi e prolungati applausi). I deputati si alzano gridando: Viva l’Esercito!).

Vada ai nostri meravigliosi soldati l’espressione di quella gratitudine e di quella ammirazione ch’è sublime orgoglio nazionale, con la quale noi seguiamo i prodigi nuovi del loro valore in una guerra crudamente e crudelmente nuova (Approvazioni).

Il voto nostro sia come l’inno dell’esaltazione sulla tomba degli eroi (Vivi e prolungati applausi).

Vada la nostra voce ai nostri marinai, plaudente dell’opera di oggi e come presagio delle glorie del domani (Nuovi applausi). Grida di: Viva l’Armata!).

È bella ed alta cosa che mentre il Re d’Italia (Scoppio di applausi da tutti i settori ed anche sul banco dei ministri - Grida prolungate di Viva il Re!) intrepidamente combatte con tutto il popolo italiano, la Camera italiana si levi concorde ad affermare la sua fede sicura nella vittoria, il suo proposito incrollabile di conseguirla con ogni prova di valore, con ogni per-