Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/93

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battiamo, e se della parola santa non si abusa, se la parola santa vuol dire cosa eccelsa e perfetta, che rispondo al dovere, ed all’elevazione dell’anima umana, la guerra che noi combattiamo santa è perchè l’Italia non solo non aveva e non ha confini naturali, quei confini strategici che le spettano, ma non aveva l’unità di tutto il popolo suo; perchè vi erano, e pur troppo vi sono ancora, popoli divelti dal suo seno, che parlano la nostra lingua, ch’ereditano la nostra civiltà, e sono altrettanti focolari, nei quali splende la fiamma della italianità e che pure sottostanno al giogo austriaco, contro l’unità italiana (Vivi applausi).

Per l’Italia questa guerra era un dovere nazionale; ma se altre regioni italiane, più prossime agli antichi dominatori, di cui hanno conosciuto la tristizia e la oppressione, debbono necessariamente sentire più forte l’impeto della liberazione; noi italiani delle regioni marinare, poiché anche io sono nato in riva al mare, ed al mare ho rivolto tutte le più ideali aspirazioni della mia vita, dobbiamo tener per fermo che, se l’Italia non fosse scesa in guerra, tristi giorni per l’avvenire dell’Italia nostra, e specialmente delle nostre città marittime, sarebbero sorti nella storia ventura delle nazioni europee, ed in particolare nella storia futura del nostro Paese. Voi qui siete in tale situazione che non è possibile non si senta il sospiro dell’Italia verso nuovi destini, verso più luminosa fortuna, non si senta l’impulso a stringere la nostra con altre civiltà (Applausi). Ebbene, se l’Italia non fosse scesa in guerra, che cosa sarebbe avvenuto di questo radioso avvenire delle città nostre marinaresche; se le altre potenze avessero deciso dei destini futuri del mondo