Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/96

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Non è ora dì discorsi quando ia commozione sovrasta al pensiero e il fremito che pervade gli animi muove giovani e vecchi ad operare.

E perciò, Senatore e amico Mangiagalli, non vi risponderò se non per dirvi che nelle vostre parole era l’eco di quell’onda meravigliosa di popolo milanese, acclamante nel nome d’Italia la guerra fino alla vittoria; se non per dirvi che nelle vostre parole era il murmure dei cento vessilli spiegati oggi alle aure di questa Milano; era la risonanza dei versi del Manzoni e del Berchet ai quali rispondono, voci alate della italianità immortale dell’anima lombarda, le balzanti strofe del focoso interprete di Tirteo; se non per dirvi che la vostra parola, vibrerà sempre nel mio animo animatrice ed inspiratrice nelle ore liete, ammonitrice e confortatrice nelle ore dubbiose.

Voi in me vedete i ricordi che congiungono l’età presente del rinnovamento alla tradizione del Risorgimento nostro. Questo dice la mia vecchiezza: ma voi qui mi vedete assertore della concordia nazionale, che invano sarebbe un programma di Governo se non fosse la religione del Paese; di quella concordia che deve condurci tutti ad una sola meta; alla meta della vittoria.

La guerra per la civiltà e per la liberazione italica, proclamata, con sapiente ardimento, dal Re, consigliata da uomini di Stato che vivranno nella storia, deliberata dal Parlamento, fu sovranamente voluta dal popolo italiano. E oggi tale volontà riconferma il popolo di Milano, che alla guerra liberatrice dette il primo consenso ed il primo grido.