Pagina:Breve cenno della eruzione vesuviana del maggio 1855.djvu/10

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Ma è anche principalmente a considerarsi, (come dicea il ch.mo Professore Luigi Palmieri, Direttore del Reale Osservatorio Meteorologico) che cotesto maraviglioso incendio vesuviano parve mostrarsi con una cert’aria di tranquillità da non arrecare spavento; ma da invitare i curiosi, ed i dotti a contemplare i fenomeni, ed investigarne le leggi. E veramente i coni numerosi, piccoli e facilmente accessibili, i boati, ed altri rumori diversi, non di quella forza da assordare gli orecchi, ed incutere terrore, nessuno scuotimento del suolo, la cenere poca, ed il fumo stesso moderato, parea che non si avesse a temere di alcuna sventura; e però la gente in folla con gaudio traeva a contemplare i maravigliosi fenomeni di una eruzione da molti desiderata; perchè creduta volgarmente rimedio acconcio a fare sparire, almeno nelle contrade vesuviane, la malattia della vite. Chi poi fosse vago leggere i fenomeni, che precedettero, ed ebbero luogo durante tale vesuviana conflagrazione, legga il distinto ragguaglio dell’anzidetto erudito Professore nel Giornale uffiziale del Regno delle Due Sicilie del 26 p. p. maggio, non osando noi mettere la falce nella messe altrui.

Non poche ancora furono le osservazioni, e relazioni date alla luce in questo rincontro dai ch.mi cultori delle scienze naturali Capocci, Guarini, Scacchi ed altri. Esse sono preziose, e fra queste non sarà discaro leggere, quanto ha osservato l’illustre Professore Ab.te Giordano. E mentre molti si fecero ammiratori della formidabile potenza della natura, o del tristo avvenimento, traendone occasione di studiar le forze, e gli effetti; il ch.mo zoologo Achille Costa, fra i nostrali ha presentato un