Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/116

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 110 —

quanto un patriarca. Ei conosceva già Ermanno, e mostrò vero piacere nel rivederlo. — Chiese nuove del fratello e di tutta la famiglia e volle ad ogni costo che i due amici si fermassero a pranzo.

— Ma signor Ramati, disse Paolo, voi pranzate alle due, e prima di quell’ora ci avanza un po’ di tempo. Io ho qualche cosa da fare, esco ma ritornerò tosto, lascio qui il mio Ermanno in ostaggio, e sono certo che non potrei trovargli miglior compagnia in tutta Milano.

Fu dunque convenuto che Ermanno resterebbe da Ramati fin dopo il pranzo, e Paolo se ne andò, non senza prima di aver promesso formalmente a madama di ritornare. — Papà Ramati si ritirò pure poco dopo lasciando la moglie e la figlia a far compagnia al novello ospite. — La conversazione fra Ermanno e le signore durò animatissima per un’ora.

— Mi perdoni signor Ermanno, sclamò infine madama Ramati, vado a dare ordini per il pranzo affinchè quel maldicente di pittore non trovi da farne commenti.

— Se tu Laura ne avessi voglia, potresti dare una rivista alla Romanza che egli ti ha portata, sarà questo un ottimo impiego per passare il tempo.

— Se madamigella lo desidera.....

— Certamente, interruppe Laura, mi farà un vero piacere; con lei imparerò più presto.

— Fra breve verrò anch’io ad assistere alla prova, e ad applaudire il maestro, disse madama Ramati sorridendo, e si ritirò. —