Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/128

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fanciulla sua, bella e pura come patetica visione, rivide quelle bionde ciocche di capelli, di cui ogni fiocco segnava giù per le spalle una linea morbida e voluttuosa piena di misteri, rivide quei begl’occhi che lo entusiasmarono d’amore, ritrovando in quello sguardo le più sublimi dolcezze, le più caste voluttà.

Questo mago che si chiama sogno, questo abbandono della fantasia che crea dal nulla un mondo suo particolare ora spaventevole, ora leggiadro allorchè la materia riposa assorta in profondo sonno; questo riflesso d’impressioni che è forse il fenomeno più prodigioso della mente umana, concorse col suo fascino ad abbellire il bel quadro di realtà che aveva sedotto Ermanno, ed all’indomani aprendo gli occhi trovò che il suo amore erasi raddoppiato, e ciò perchè nel sogno aveva intravedute mille soavità ignote alla mente fino allora.

Erano appena le cinque del mattino allorchè Ermanno si destò; malgrado che fosse molto di buon’ora, non potè più fermarsi a letto provando bisogno di muoversi. — Paolo dormiva ancora saporitamente, nè dava alcuna speranza di svegliarsi tanto presto; per cui Ermanno stimò bene lasciarlo tranquillo; si vestì in fretta ed uscì a respirare l’aria del mattino.

La giornata era serenissima, il sole splendeva in tutta la sua luce, e le vie di Milano erano già tutte in movimento. Ermanno poco pratico del frastuono di quella grande città, assorto e concentrato ne’ suoi pensieri, correva rischio ad ogni tratto di restare schiacciato dalle carrozze; pur nondimeno la vista di quelle grandiose vie, dei palazzi monumentali, l’urtarsi continuo della folla, avevano un’insieme imponente che gli faceva dilatare il cuore.

Oh! quanto bella gli parve Milano confrontandola con Brescia, ove tutto era monotono. — La eccessiva