Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/143

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Alle quattro svegliò l’amico dicendogli; «Paolo, sono le quattro, ho ancora un’ora di tempo ed esco per poco; ritornerò a prenderti se verrai ad accompagnarmi.»

Discese nella via, le strade erano quasi deserte. Laura non abitava molto lungi, e quando la casa di lei gli apparve in vista, si accorse che tutti erano ancora al riposo; le finestre ed i balconi stavano chiusi. — Aspettò passeggiando lungo la via; era la mezza dopo le quattro, e nessuno ancora! Ella è restata presa dal sonno, pensava fra sè; e già rammaricava di non poterla più vedere, quando sentì un rumore come di finestre che vengano aperte; si volse e vide affacciarsi al balcone una bianca figura.

Era dessa! — Aveva i capelli spartiti in due lunghe treccie che cadevano giù per le spalle; una vesticciuola candida come neve, ed un fazzoletto di seta rossa, legato bizzarramente al collo.

Era pur bella! Sembrava la personificazione di quel ridente mattino, il fiore che sbuccia ai primi raggi di sole. — Appena i loro sguardi s’incontrarono, ella sorrise come per dirgli: Vedi se son di parola... vedi se ti amo. — Ma tosto quel sorriso si dileguò, e la giovinetta riprese un’aria mesta, espressione di un’affettuoso saluto che costa un palpito al cuore ed una lagrima agli occhi.

Ermanno passeggiò ancora per qualche minuto fintantochè vide apparire sull’angolo della via una vettura di piazza che ad un suo cenno fu dirizzata alla sua volta. — Era tardi. Alzò un’ultimo sguardo, fece un leggiero saluto col capo, indi salì sulla vettura e partì di galoppo.

Finchè fu possibile, egli si rivolse per vederla, e non si potrebbe dire con quanto dolore si allontanasse da quel luogo. — Laura stette al balcone finchè la car-