Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/146

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e delicato profumo dei fiori, della mesta luce che penetrava per le cortine; tutto spirava il candore e la purità, e non v’ha oggetto benchè piccolo che non mi sia rimasto impresso — Mi ricordo ancora che noi eravamo soli, io seduto al piano, tu al mio fianco... Ti parlava de’ miei dolori spingendo l’ingratitudine sino al punto di dubitare dell’amor tuo; e tu povero angioletto piangevi, piangevi amaramente! — Oh! perdonami perchè allora io vaneggiava; se non avessi tutta la certezza di essere amato, se la speranza che tu potrai amarmi per l’avvenire non venisse a consolarmi, io sarei ben infelice!

«Ma tu lo dicesti, e le tue lagrime protestarono altamente contro il mio scetticismo; l’aureola di tutta luce che circonda la cara tua persona, disperse le nubi dell’incertezza; ed ora credo e ti amo — Credo perchè ho bisogno di credere, amo perchè sento che la più grave delle sventure non vale il sacrifizio del tuo amore — Sia che vuolsi, io vivrò di esso finchè il tuo cuore risponderà al mio; sarò infelice perchè lontano da te, ma mi verrà di gran conforto il pensiero che in qualunque momento ti ricorderai di me compiangendo la mia sorte!

«Addio sogni di gioventù, chimere della fantasia io vi abbandono per vivere di una memoria: non è forse possibile il trovare delle dolcezze riandando sul passato?... Mi proverò. Il tuo nome o Laura sarà la mia bandiera, e formerà coll’arte la mia fede.

«Prima di proseguire, lascia che io ti dica quanto bene mi abbia arrecato il tuo ultimo saluto nel mattino della mia partenza — Per tutta la notte che lo precedeva non potei chiuder occhio; all’alba ero già vestito, e stava sul balcone di Paolo salutando quel nascente sole al cui tramonto io doveva assistere molto lungi da Milano; la bella e cara città che ospita nel suo seno la mia adorata Laura.