Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/147

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«A tutta prima avrei creduto che tu malgrado la più gran voglia fossi rimasta addormentata; ti accerto che ciò mi avrebbe afflitto, e sai perchè? Perchè così era provato che l’idea della mia partenza non aveva turbato i tuoi sonni — Ma tu venisti — Oh! come eri bella Laura mia; lascia che lo ripeta, come eri sublime; tu mi apparisti più leggiadra dell’aurora che aveva poco prima salutata! — Quella vesta bianca, quelle treccie bipartite che ornavano il tuo pallido volto, si sono impresse nella mia memoria, ed io non so ricordarmi la tua graziosa figura senza quel modesto abbigliamento.

«Con quale trasporto avrei baciato il lembo della tua veste, e prostrato a’ tuoi piedi mormorarti parole d’amore... ma ciò non era possibile, ed io dovetti appagarmi di vederti. — Quell’estremo addio mandato in silenzio era ben straziante, e la pena che mi piombò nel cuore in quel momento, è indescrivibile.

«Fu quello un punto ben strano per me, giacchè mi trovava sotto la pressione di due grandi ed opposti sentimenti: non saprei dirti quand’è che io sia stato più felice di quanto lo era in quell’istante, come non so immaginarmi in qual ora di mia vita io abbia provato un dolore tanto atroce come quello di separarmi da te così bella, da te che mi salutavi mestamente, senza poterti dire: Addio, senza poter sfogare in parole l’anima mia, e palesarti che al punto di partire io sentiva di amarti immensamente...

«In tanta tenzone di gioia e dolore, nello avvicendarsi ed urtarsi di sì varie emozioni, io non sapeva più a che decidermi; ma intanto io soffriva perchè il dolore preponderava, e ben annunziavalo questo povero cuore che gemeva oppresso. — Mi rimanevano ancora pochi minuti per recarmi alla stazione, e fu forza partire.... abbandonarti. Mi diedi coraggio con-