Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/151

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aveva prescritto come meta estrema di tutta la possibile felicità; conseguito quel desiderio, parevami che più nulla mi rimanesse a sperare, perchè tutto avrei ottenuto — Ho realizzato il mio sogno, soddisfeci alla mia brama, e nonpertanto eccomi maggiormente afflitto — A guisa dell’errante pellegrino che erpicandosi faticosamente sulla vetta della montagna, già si rallegra seco stesso pensando al momento in cui ne avrà toccata la punta, io credetti che recandomi a Milano, potrei d’un tratto deporre il fardello delle mie pene... Ma ohimè! Non fu così; il pellegrino giungendo al culmine del monte, scopre altre catene di roccie più erte e malagevoli, ed io di ritorno da Milano, trovai d’aver arricchito di un nuovo aggravio il peso de’ miei dolori.

«Con te, mio buon Paolo, il mio cuore si dilata e lascia scorrere la larga vena delle sue amarezze, con te solo ho il coraggio di confessare l’avvilimento del mio spirito.

«L’eleganza, il lusso e tutto ciò che proviene dalle ricchezze, mi destò sempre se non lo sprezzo almeno l’indifferenza, giammai il fasto impose a’ miei sensi perchè l’anima mia aspirò sempre a qualche cosa di migliore che non sono i proventi di un lauto patrimonio. — Nell’arte mia rinvenni i veri tesori di gioie che scuotono l’anima esaltandola al culto di un bello soprannaturale, non concepibile che negli slanci della fantasia; ma non avrei mai creduto che dall’alto dei miei sogni spingendo lo sguardo a terra, venissi abbagliato dalla luce di un po’ d’oro accumulato.

«Eppure è così, mio buon amico, e con labbro tremante per vergogna ti confesso che il mio spirito rimane soggiogato e riconosce tacitamente la superiorità esercitata dalle ricchezze. — Non ho mai osato di