Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/152

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palesarti a voce questa strana reazione de’ miei sentimenti, perchè mi avviliva il solo pensarvi; ma ora che sono solo, ora che la mia mente si studia sempre di viemmeglio affliggermi, non so più tacerti questa nuova sventura.

«Nel porre il piede per la prima volta nella casa di Laura, io era ben lungi dall’attendermi un colpo di tal natura; ma quando entrai in quelle sale ricche di quanto si possa immaginare, fra quel miscuglio di tappeti, sete, velluti, mobili, dorature e mille altri fregi, perdetti quel sentimento innato di dignità che ci pareggia a chiunque, e pensai essere ben meschina cosa l’elevatezza dell’anima a fronte di tante ricchezze accumulate dalla fortuna.

«Condannami pure, ridi anche se lo potrai, ma io rimasi sorpreso alla vista di quel fasto, rimasi soggiogato; e mi fu forza riconoscere la distanza enorme che mi separa dalla famiglia Ramati.

«Oh mia povera cameretta delizia dei tempi passati, io posi due anni di continue cure per adornarti ed abbellirti, fra le tue mura era felice; ed ora disparve tutto il tuo prestigio! Più ti guardo e più mi sembri squallida. Ove sono le bellezze che io scorgeva altre volte in te? Le tue mura sono aride e disadorne, ed un lembo solo del tappeto che cuopre il pavimento di quelle sale, vale ben più di te e de’ tuoi miseri arredi.

«E dire che qui, in sì meschino tugurio ho ardito di concepire le più strane follie; ho sperato l’amore di una donzella che abita un palazzo, e respira in un’atmosfera di sontuosità, avvezza alla luce dell’oro come io a quella del lumicino che mi rischiara nelle notti di studio. — Oh il pazzo! Ora solamente comprendo tutta l’assurdità delle mie speranze, ma troppo tardi perchè io possa approfittare di un ravvedimento che