Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/156

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e spingi l’errore al punto da invidiare financo quei tapinelli a cui natura più benigna alquanto concesse un bricciolo di senno per distinguere il reale dall’immaginario.

«Se la ragione si potesse trangugiare come un farmaco dello speziale, te ne consiglierei l’uso di buona dose; ma pur troppo non avviene dello spirito come del corpo che si può curare colle risorse della medicina! Però lascia che te l’dica questa tua smania di esagerare trasmoda in eccessiva. Mio Dio, io non so vedere tutto il male che tu scorgi in questo amore, e se tutti dovessero crucciarsi tanto per simili cose, il mondo risuonerebbe ovunque di lamenti, pianti ed alti lai; e perchè poi?.... In fondo a tutte queste peripezie, non vi si trova altro che la cenere di un po’ di paglia bruciata rapidamente.

«Bada che ti parlo da vero amico, perchè m’interesso vivamente delle cose tue: sii più ragionevole, e non pensar troppo profondamente su ciò che potrà accadere; sii filosofo, e prendi il bene ove lo trovi, senza curarti d’altro. — Hai per le mani un romanzetto patetico, interessante, e tu sciagurato già ne predici una spaventevole catastrofe. — A tuo modo mio caro distruggi tutto il prestigio di questo dolce idillio del tuo cuore; già si sa, tutto finisce al mondo, ma se l’uomo dovesse affliggersi pensando che dopo pranzato perderà l’appetito, che dopo dormito non avrà più sonno, la sarebbe ben grossa: tal succede di te, non hai ancora colta la rosa, e già pensi che domani sarà appassita; ma allora mio caro rifletti che tu pure un giorno o l’altro morrai, e così sarà finita.

«In quanto poi alle tue idee sulla mia felicità, lascia che io ti disinganni alquanto, ed a quel che sembra tu guardi colla stessa lente tanto il bene quanto il male; non mi stupisco dunque se tu trovi in me alcun-