Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/162

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 156 —


«Non sai tu che facesti di me una gran vanerella? Figurati che tormento di continuo lo specchio per vedere se sono tale da poter realmente piacerti; non sempre rimango contenta dell’esame, e vorrei persuadermi d’esser proprio tale da farmi amare sempre più dal mio adorato Ermanno.

«Come ci trasforma l’amore! Non mi riconosco più, e parmi di mutar carattere ogni giorno. Se tu sapessi quanto buona sono diventata da che ti amo! Le cose più piccole m’interessano vivamente, e talora sono trascinata a certe idee, che sembrano follie. — Ieri per esempio, mentre metteva il solito zuccaro nella gabbiuola del mio cardellino, mi venne un triste pensiero che quasi quasi mi forzava al pianto.

«Ho pensato fra me che quella povera bestiolina tenuta prigioniera poteva avere la sua famiglia altrove, e che in cuor suo dovesse dolersi amaramente di me che lo privai della libertà per mio diletto. Pensai che quella povera creaturina dovesse soffrire e piangere perchè separato e lontano da’ suoi piccini, e mi pareva che fissando in me i suoi occhietti mi dicesse: Madamigella, mi lasci in libertà, mi lasci volare al mio nido; ho dei piccini da nutrire, una compagna fedele che mi aspetta, che mi ama e piange la mia perdita....

«Mi venne voglia di fare la sua felicità, parevami che tu fossi dietro di me a mormorarmi: lascialo fuggire, lascia che scorrendo le libere aure del cielo ei possa raggiungere colei che lo attende tanto ansiosamente.... lascialo per amor nostro! — Aprii la gabbia e mi staccai d’un passo per osservare.

«Il cardellino sulle prime non si accorse di aver la prigione aperta; quando se ne avvide, discese con tanta precauzione, lento lento come se fosse colto dallo stupore.... salì sullo sportellino, guardò parecchie