Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/164

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giovinotto! io lo amo come un fratello, è tanto compiacente, tanto caro! Figurati che viene quasi tutti i giorni a trovarci. Il mio ritratto è finito, per quello di papà abbiamo deciso di aspettare. — Io so che il signor Paolo, farà due copie del mio; una per te. Egli me lo ha detto, egli che con una delicatezza veramente squisita, mi parla sempre di cose che mi danno gran piacere.

«Quando mi ricordo del giorno della tua partenza, mi viene ancora un sospiro. — Figurati che in tutta la notte precedente non mi fu dato di dormire un’ora. Parevami ad ogni tratto che spuntasse l’alba, e per accertarmene scendeva dal letto onde scrutare il cielo, ma desso era ancora coperto di stelle. — L’ultima volta che mi destai, la mia camera era tutta inondata della luce del mattino; temetti che fosse tardi, e mi vestii in fretta per venirti a dare l’ultimo saluto.

«Credo al tuo dolore nell’abbandonarmi, perchè il mio era pur grande; e non v’ha parola che possa dirti tutto quello che mi veniva alla mente. — Oh quanto ho desiderato di stringerti la mano! Potendolo avrei avuto il coraggio di scendere nella via, giacchè non sapeva più reggere all’affanno; in quel momento dolce e terribile sentii quanto grande fosse l’amor mio, e se tu mi avessi letto in cuore, mai più ti verrebbe il minimo dubbio sulla mia costanza. — Nell’atto che tu salisti in carrozza, poco mancò che non mi sfogassi in dirotto pianto, ma mi feci forza, e cercai un sorriso per rivolgere a te mio povero amico; un falso sorriso che ti consolasse alquanto. Partisti, la carrozza si allontanò rapidamente, ed il fragore delle ruote mi piombò amaro nell’anima. Un minuto dopo tu non eri più in vista, ed angosciata, oppressa, mi ritirai nella mia camera per lasciar libero sfogo al pianto che mi soffocava.