Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/165

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«Oh! Ermanno, cattivo amico; dopo tutto ciò, potrai ancora dubitare di me, potrai tu credere che io debba dimenticare quel dolore che nella stessa sua intensità serbava alcunchè di soave al punto, che desidero talvolta di piangere come allora? Non ci voleva meno di una tua lettera per calmarmi, e Dio sa quanto ansiosamente l’attendeva; ti seguii col pensiero durante il viaggio, ti accompagnai a casa tua ove credetti che appena giunto tu mi avresti subito scritto. Ma non fu così, perchè il domani tanto desiderato mi portò nessuna novella. Nelle ore che per solito mi giungono le lettere, io era tutta sconvolta, ed appena sentiva suonare alla porta, correva io stessa ad aprire... ma nulla, nulla affatto! — Quando mi pervenne finalmente la tua carissima lettera, poco mancò che non venissi meno per la gioia.

«Perchè non sei tu qui, mio Ermanno per comprendere ciò che non so dirti con parole!.... Perchè non sei qui vicino a me a vedere le mie lagrime che sono emanazioni di pensieri che non posso esprimere, ma che sento nascere dal cuore ed attraversarmi la mente come lampi di fuoco. — Ah! è vero pur troppo che io sono una bambina, se non so tradurre su questa carta una sola di quelle emozioni che si agitano nell’anima mia per farti credere che per tutta la vita io non potrò mai altro che amarti, e sempre amarti.

«Che io non le senta più quelle tue parole di desolazione che mi straziano; se tu sapessi quanto male esse mi fanno, ne saresti assai più avaro. — Deh! fa che non sia troppo lontano il giorno in cui noi ci rivedremo: ricordati che la tua Laura ti aspetta ansiosamente per piangere sul tuo seno e dirti con quelle lagrime tutto l’amore che ti porta.

«Vieni, vieni presto

Laura».